Séga, musica e ballo di Mauritius 21 gennaio 2020


Séga - Foto di The Ravenala Attitude Hotel

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A lezione di séga - Foto di Zilwa Attitude Hotel

A lezione di séga - Foto di Zilwa Attitude Hotel

Séga - Foto di Seapoint Boutique Hotel

Séga - Foto di Seapoint Boutique Hotel

Séga, musica e ballo di Mauritius

Nato come canto di schiavi e servi, oggi il séga è un patrimonio tradizionale indissolubilmente legato a Mauritius. Rievoca le radici e allo stesso tempo sprigiona un'incredibile vitalità.

 

Tempo di lettura: 2 minuti

 

È una musica, un canto, un ballo, un modo di abbigliarsi. Il genere séga è insomma una forma espressiva folkloristica, che racconta storia, tradizioni e arte del popolo mauriziano e si tramanda da secoli di generazione in generazione. Nel 2014 l'Unesco ne ha sancito il valore intrinseco inserendolo nella lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell'Umanità, in quanto bene intangibile unico e identitario.

 

Il séga non ha un'origine felice: nasce come nenia cantata dalle vittime della tratta che, dalle coste dell'Africa orientale e dal Madagascar, le portò a Mauritius e ridusse in schiavitù. Nel corso del tempo e passando per svariate contaminazioni, è diventato parte integrante del costume isolano, nonché un vibrante e coinvolgente inno alla vita.

 

Sebbene diffusosi e popolare in tutte le Mascarene e alle Seychelles, a Mauritius il séga ha un carattere tutto suo. Si canta in creolo e i principali strumenti tradizionali che accompagnano la voce sono ravanne (tamburo fatto con pelle di capra), maravanne (scatola musicale riempita di semi essiccati) e il triangolo, che tuttavia stanno sempre più lasciando il posto a percussioni convenzionali, come pure a chitarra elettrica, tastiera e altro.

 

I versi narrano della vita di tutti i giorni. La melodia e i movimenti della danza iniziano lenti, per poi passare gradualmente a un ritmo più serrato. I ballerini volteggiano su se stessi (e gli uomini girano attorno alle donne), i loro fianchi e le mani ondeggiano ma i piedi non si staccano da terra, così come quelli degli antenati schiavi, che riuscivano a ballare sulla sabbia seppur incatenati ai ceppi. Le danzatrici indossano lunghe gonne e sottovesti perlopiù floreali, mentre l'abbigliamento maschile consiste in genere in camicia aperta e colorata, pantaloni arrotolati e cappello in paglia.

 

Fino agli anni Sessanta il séga era relegato all'ambito privato, poi l'artista Ti-frère lo rese noto al grande pubblico. Tra gli altri cantanti e musicisti che hanno fatto proprio questo genere figurano Serge Lebrasse, il gruppo Cassiya e Kaya, che ha fuso il séga col reggae giamaicano dando vita negli anni Novanta al seggae.

 

Se passaste un po' di tempo a Mauritius, non lasciate l’isola senza avere imparato qualche passo di séga: è liberatorio.

 

(21 gennaio 2020)

 

 

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